“Gattone” Bonati si impone al Rodeo di Caponago 3.3 !

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Il servizio mancino ed imprevedibile, uno dei punti forti di Bonati

Ok, già con il titolo ci smascheriamo e rivendichiamo che forse non siamo proprio nati nell’ età da Roddick in sù. Ma è inevitabile: per gli amanti del tennis anni ’80 il soprannome “Gattone” ha un significato ben chiaro da subito e richiama, senza dubbio minimo, lo slovacco Miloslav Mecir, giocatore di tecnica notevole e soprattutto in grado, sine sforzo alcuno, di trovare traiettorie impossibili, come tocchi preziosi, in ogni parte del campo. Colpo setoso e passo felpato il Gattone, senza mai una fatica apparente nello swing,  vinse l’ olimpiade a Seoul e nei tempi a cavallo tra gli anni 80 e 90, tra un McEnroe e un Lendl prima e un Edberg e un Becker poi,  rimase con grande costanza tra i primi  dieci del globo ATP. E proprio in quei periodi nasceva tennisticamente un altro felino della racchetta, il giovanissimo “Gattone” Bonati da Lodi.

Classe 1977, inizia a praticare a 9 anni allo Junior di Milano, per poi passare all’ Ambrosiano e persino a Torino dove per il suo essere pacato e morbido in campo gli venne dato appunto il

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Dritto che soprattutto sotto la spalla è  molto efficace

soprannome di “Gattone”, appellativo che ovviamente andava molto di moda. A quei tempi piemontesi, 14enne, in piena guerra civile dei paesi dell’ Est,  incrocia persino le racchette con alcuni slavi che  erano emigrati per scampare alla sorte delle bombe. E tra questi anche un tale Ivan Ljubicic, persino numero tre del mondo poi, commentatore televisivo, manager ed ora allenatore niente di meno con sua maestà Roger Federer. A cui, corsi e ricorsi della scrittura, Bonati poi convertirà definitivamente la sua fede (le foto dell’ outfit non mentono – Ndr). Se all’ apparenza infatti il nostro  protagonista sembra sornione, comodo, persino lento, alla  Mecir, in realtà poi nel gioco è ad un dritto in spinta costante ed a una mano mancina, fatte le dovute proporzioni di livello,  dall’ essere come  stile di gioco molto vicino allo svizzero: rapidità negli spostamenti laterali, grande capacità di giocare  controbalzo anche palle sulla linea di fondo, estrema variazione degli

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Classico colpo sotto le gambe del “Maestro”

angoli, meraviglioso rovescio ad una mano coperto e in back, tempismo e tocco a rete, persino “tweener vincenti, smash da sentenza e soprattutto servizio potente il giusto,ma sempre con traiettorie ed angoli diversi ed imprevedibili.

Con tutto questo bagaglio sulla spalle Diego Bonati ha però preferito da subito, sin dai vent’anni, di dedicarsi più all’ insegnamento che  alla carriera agonistica vera e propria e, dopo varie peregrinazioni, dal 2003 è alla guida della scuola tennis della ASD Obiettivo Sport. Tuttavia, soprattutto per tenersi allenato in vista della serie C in cui è elemento insostituibile in singolo e soprattutto nei doppi (gli storici Villa-Bonati), talvolta qualche torneino gli tocca farlo. Ci racconta: “Vorrei giocare più spesso partite, ma la sera, dovendo insegnare non posso mai competere, quindi mi tocca quasi sempre fare dei rodei se voglio fare agonismo. Sono molto belli, ma poi ne esci rotto” .

Soprattutto se con la classifica sei indietro perchè non giochi gare e allora ti toccano turni preliminari.Come accaduto al 3.3 di Caponago dove Bonati (3.5) era appena quindicesimo in ordine di ranking. Ma poi sul campo la realtà è differente. Parte lento contro il pur molto forte Bonavoglia (4-2 4-5 4-1), controlla con impegno la testa di serie numero tre del torneo, il giovanissimo ma ottimo 3.3 Fanzaga  (4-2 5-3) per poi andare in folle in discesa dai quarti di finale in poi dove in 3 incontri lascerà appena 6 games! (Volonterio 4-1 4-1, Gallella 4-2 4-0 e in finale il solido youngster Gattanini per 4-0 4-2). Come dirà Gallella: troppa varietà di colpi e angoli, completezza, servizio imprevedibile e tocco delizioso in ogni situazione per questo livello. Ma soprattutto, quale che sia questo livello, sicuramente in  questo tennis attuale in spinta continua e pallate da fondocampo, un giocatore come Bonati, che sia più “Gattone” o più  “il Re” non importa,  di certo è il primo che andiamo a vedere. Per divertirci e per sfogliare il grande libro del tennis sottolineando per bene ogni sua pagina. Non per essere anacronistici o nostalgici. Anzi. Forse per apprezzarne quella che sarebbe oggi la sua vera rivoluzionaria modernità.

 

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